Ieri volevo menzionare che invece di seguire il mercato, suppongo che riguarderò di nuovo Scarface. Penso di non averlo visto da 15 anni.

Mentre riguardo Scarface, continuo a notare quanto del suo DNA sia silenziosamente entrato in Breaking Bad, non solo a livello tematico ma anche nelle strutture dei personaggi, nelle meccaniche narrative e persino nei sottili manierismi di alcuni attori. Sembra meno una coincidenza e più un'eredità narrativa intenzionale. Scarface ha tracciato un piano per l'arco di ascesa e caduta dell'antieroe moderno, e Breaking Bad ha rimescolato e localizzato meticolosamente quella formula per un'epoca e un contesto culturale diversi.

Prendi Alejandro Sosa, per esempio. In Scarface, incarna l'archetipo del genio freddo, calcolatore e quasi intoccabile. Opera con intelligenza e moderazione, un burattinaio che preferisce rimanere a diversi passi dal caos. In Breaking Bad, questo ruolo è ripreso da Don Eladio, il capo del cartello messicano. La differenza? Eladio manca della pazienza strategica e della lucidità intellettuale di Sosa. Si gode il potere per il potere, il che lo rende vulnerabile in modi in cui Sosa non lo era. Ma strutturalmente, servono entrambi la stessa funzione narrativa, la figura di alto livello del cartello che inquadra l'ascesa del protagonista e il suo inevitabile scontro con il crimine organizzato su larga scala.

L'esecutore di Sosa, quel sicario silenzioso e implacabile, è effettivamente suddiviso in due personaggi iconici di Breaking Bad: Hector Salamanca e Mike Ehrmantraut. Hector rappresenta la violenza grezza, brutale e old-school del cartello, mentre Mike incarna il professionismo freddo ed efficiente. Insieme, ricostruiscono l'archetipo del sicario di Sosa, ma attraverso una lente televisiva più sfumata e serializzata.

Poi c'è Jane Margolis, che è chiaramente modellata su Elvira Hancock, l'interesse amoroso di Tony Montana. Entrambe le donne rappresentano una bellezza fragile e autodistruttiva intrappolata in prossimità di ambizione, dipendenza e caduta criminale. Jane rimuove la facciata glamour degli anni '80 che Elvira portava e reimmagina l'archetipo per il grigio, operaio, paesaggio di Albuquerque.

Hank Schrader, il relentless agente DEA, richiama Seidelbaum, il poliziotto di Scarface che rappresenta il cappio sempre più stretto delle forze dell'ordine. Entrambi i personaggi incarnano il principio che il sistema alla fine si chiude, non importa quanto in alto salga il protagonista. Condividono anche quella miscela di auto-righteousness morale e inevitabilità burocratica.

Frank Lopez, il benefattore instabile di Tony Montana, svolge lo stesso ruolo narrativo di Tuco Salamanca. Entrambi sono pietre miliari instabili e miope. La loro volatilità serve sia ad avanzare che a prefigurare l'inevitabile presa di potere del protagonista e il suo crollo morale.

Infine, Andrea Cantillo rispecchia Gina Montana, la sorella di Tony. Entrambe le donne sono ritratte come emotivamente vulnerabili, facilmente manipolabili e, infine, attirate nel vortice del mondo pericoloso del protagonista, subendo le conseguenze della prossimità a un'ambizione sfrenata.

Nel suo nucleo, questo non riguarda il copiare personaggio per personaggio. Si tratta di Breaking Bad che prende il DNA strutturale e tematico di Scarface, l'ascesa del reietto, le illusioni del potere, il decadimento morale inevitabile e lo traduce in una realtà post-2008, di stato di confine, alimentata dalla metanfetamina. L'ambientazione passa dall'eccesso illuminato al neon di Miami alla desolazione arsa dal sole del New Mexico, ma lo scheletro della tragedia rimane intatto.

Breaking Bad non imita Scarface. Lo assorbe, lo rifinisce e ricorda silenziosamente al pubblico che la favola del crimine americano non cambia mai davvero. Solo i dettagli cambiano.

Anche Saul Goodman sembra essere uscito dritto dal modello di Scarface. L'avvocato affascinante e moralmente flessibile che fa sparire i problemi è sempre stato presente sullo sfondo di storie di crimine come questa. In Scarface, quegli avvocati slick facilitano silenziosamente il riciclaggio di denaro e le acrobazie legali. Breaking Bad ha semplicemente trasformato quell'archetipo in un personaggio che ruba la scena con la propria commedia tragica incorporata.

E poi c'è Gustavo Fring, probabilmente l'evoluzione più raffinata del modello del cartello di Scarface all'interno di Breaking Bad. In molti modi, Gus è ciò che Alejandro Sosa ha solo accennato a diventare. Dove Sosa operava dall'ombra con distanza calcolata, Gus perfeziona quella formula. Non rimane solo lontano dal caos, si nasconde in bella vista, posando come un imprenditore rispettabile, costruendo fiducia all'interno della comunità e costruendo un impero legittimo come copertura per le sue operazioni criminali.

Sia Sosa che Gus rappresentano lo stesso archetipo: il genio freddo e meticoloso che comprende che la violenza da sola non sostiene il potere, solo il controllo lo fa. Ma mentre Sosa emana ancora l'inconfondibile aura del mondo del cartello, Gus rimuove ogni strato visibile di criminalità. Il suo impero Los Pollos Hermanos non è solo una copertura, è una lezione magistrale nel camuffamento aziendale.

Gus incarna l'eredità di Scarface filtrata attraverso le ansie moderne riguardo alla globalizzazione, all'influenza aziendale e alla natura silenziosa e sistematica del crimine organizzato. È la versione di Sosa che ha imparato dal passato, eliminato la flamboyance e ha capito che il vero potere si nasconde dietro camicie pulite, sorrisi educati e profitti trimestrali.

Se Scarface ci ha presentato il costruttore di imperi criminali degli anni '80, Breaking Bad, attraverso Gus Fring, ci mostra in cosa si evolve quell'archetipo nel 21° secolo.

Alla fine, Breaking Bad non è solo una storia di crimine moderna. È Scarface cresciuto, ripulito e reso terrificante e credibile.

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