L'incidente di TON con il "Golden Visa" degli Emirati Arabi Uniti dimostra l'importanza delle revisioni legali
La TON Foundation avrebbe potuto evitare la controversia sul Golden Visa negli Emirati Arabi Uniti con una breve revisione legale, secondo quanto dichiarato da un avvocato locale a Cointelegraph.
L'errore della The Open Network (TON) Foundation con il Golden Visa (o visto dorato) negli Emirati Arabi Uniti (EAU) mette in evidenza la necessità di conformarsi alla legislazione e di effettuare una revisione adeguata, secondo quanto affermato da un avvocato locale.
L'annuncio prematuro sul Golden Visa di TON negli EAU mirava a beneficare la comunità, ma si è scontrato con le complesse normative locali sulle criptovalute, secondo Irina Heaver, fondatrice di NeosLegal.
Con cinque regolatori che supervisionano l'attività dei fornitori di servizi di criptoattivi (CASP) negli EAU e le rigorose norme di commercializzazione dell'Autorità Regolatrice degli Attivi Virtuali (VARA) di Dubai, garantire la conformità alla normativa locale richiede una valutazione giuridica adeguata.
"Anche con il supporto dei funzionari del governo locale, è necessario promuovere le transazioni con criptovalute in piena conformità con le leggi federali e locali," ha dichiarato Heaver a Cointelegraph, aggiungendo che le attività regolate dalla CASP, come lo staking e le offerte relative ai token, richiedono un'attenzione speciale.
L'incidente del Golden Visa di TON: cronologia degli eventi
La TON Foundation ha annunciato sabato scorso il programma Golden Visa, che, secondo quanto dichiarato, includerebbe un programma di staking di Toncoin
TON
2,35 €
che offrirebbe visti dorati agli holders per entrare negli EAU.
Un gruppo di regolatori degli EAU ha rapidamente smentito la notizia domenica, emettendo un comunicato congiunto in cui affermava che non vengono rilasciati visti dorati a holders di attivi digitali. La VARA ha evidenziato che l'azienda dietro TON non è autorizzata né regolata dall'agenzia#BinanceTurns8 #BTCWhaleMovement
