Strappare il velo dell'inferno trasparente di RWA: perché solo comprendendo la logica di base della "sovranità silenziosa" si possono gestire le posizioni di miliardi delle istituzioni?
Recentemente, guardando a quei presunti asset del mondo reale, ovvero i progetti RWA nel cerchio Web3, il piccolo maialino sente sempre una strana sensazione che non riesce a descrivere. Tutti i progetti per strada stanno facendo promesse grandiose, dichiarando di voler portare titoli di stato, proprietà immobiliari e persino opere d'arte sulla blockchain, facendo sembrare che basti trasformare un asset in un NFT per attirare miliardi di capitali esterni in fila per acquistarlo. Questa semplificazione estrema nella comprensione sta rivelando una certa immaturità, specialmente di fronte al 2026, un punto di grande ristrutturazione nel settore finanziario. Dobbiamo riconoscere una realtà cruda: per quei banchieri e gestori di fondi hedge che detengono vere ricchezze, ciò che conta davvero non è mai la cosiddetta "tokenizzazione degli asset", ma piuttosto la "sovranità degli asset" e la "privacy commerciale".