Nella regione autonoma del Xinjiang, questo provvedimento ha portato alla chiusura di centinaia di migliaia di macchine per il mining che operavano lì. Il motivo principale è la volontà del governo di ridurre il consumo di energia e limitare le attività che ritengono influenzino la stabilità dell'approvvigionamento energetico. Il risultato immediato è stato una riduzione dell'hash rate – ossia la potenza della rete Bitcoin – di circa l'8%, che si è riflesso immediatamente sul mercato sotto forma di una forte pressione vendita da parte dei miners bloccati.

Gli effetti sono evidenti: il mercato è entrato in uno stato di forte paura😱, l'indice della paura e dell'avidità è sceso al livello "Paura estrema", e i prezzi sono calati nonostante il Bitcoin si trovi ancora a livelli storici alti. La mossa corretta in queste condizioni non è l'impulsività né il panico, ma la cautela: l'investitore che cerca sicurezza può allocare una parte del proprio portafoglio in asset stabili come l'oro o i stablecoin, mentre chi ha pazienza può sfruttare il calo come opportunità di acquisto graduale invece di rischiare grandi somme in una sola volta. In sintesi, la saggezza oggi consiste nel bilanciare prudenza e opportunità, e basare le proprie decisioni sulla ragione, non sulla paura del mercato.

State sani e felici 🧡🧡

#USGDPUpdate

#BTC

$BTC

BTC
BTC
87,771.59
-0.80%