Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite bruscamente nell’ultima settimana di dicembre, rafforzando i segnali di resilienza del mercato del lavoro e complicando le aspettative di tagli anticipati dei tassi di interesse nel 2026.
Le richieste iniziali per la settimana terminata il 27 dicembre sono scese a 199.000, il livello più basso dalla fine di novembre e ben al di sotto delle previsioni di 220.000. Il dato della settimana precedente è stato rivisto al rialzo a 215.000, rendendo il calo più recente ancora più evidente.
I dati solidi sull’occupazione rinviano le aspettative di allentamento della Fed
A livello generale, questi dati indicano che i licenziamenti restano contenuti. Le aziende continuano a trattenere i lavoratori nonostante l’aumento dei costi di finanziamento e l’andamento più lento delle assunzioni.
Ciò conferma l’idea che l’economia statunitense stia rallentando gradualmente piuttosto che scivolare in recessione.
Di conseguenza, il rapporto indebolisce la tesi di un allentamento monetario rapido. Un mercato del lavoro che mostra pochi segni di difficoltà riduce la pressione sulla Federal Reserve ad agire in tempi brevi, soprattutto con un’inflazione ancora sopra l’obiettivo.
Questa dinamica si allinea molto con i verbali della riunione FOMC di dicembre. Le autorità hanno riconosciuto che le condizioni del lavoro si sono ammorbidite, ma hanno sottolineato che la perdita di posti di lavoro non è aumentata in modo significativo.
Diversi funzionari hanno sostenuto che sarebbe “appropriato mantenere l’intervallo target invariato per un po’ di tempo” per valutare i dati in arrivo.
Inoltre, l’inflazione resta ancora una forte limitazione. Le poche richieste di sussidio indicano una stabilità dei salari, che può rallentare il raggiungimento dell’obiettivo del 2% della Fed in materia di inflazione, soprattutto nel settore dei servizi.
Nei verbali si osserva che l’inflazione “non si è avvicinata all’obiettivo del 2% nell’ultimo anno”, il che rafforza un approccio cauto.
Nel complesso, questi dati riducono la probabilità di un taglio dei tassi all’inizio del 2026. Sebbene i mercati avessero già escluso un intervento a gennaio, i dati più recenti sul lavoro rendono meno automatico anche un taglio a marzo, a meno che l’inflazione non mostri segnali più evidenti di raffreddamento.
La Fed appare più propensa ad aspettare che a rischiare un ciclo di allentamento anticipato.
Per il mercato crypto, questo scenario è impegnativo. Bitcoin ha faticato a recuperare momentum nelle ultime settimane, dato che tassi elevati più a lungo mantengono alti i rendimenti reali e la liquidità resta scarsa.
Dati solidi sul lavoro rimuovono uno degli argomenti principali a favore di una politica monetaria più accomodante.
Guardando al futuro, anche la direzione di breve termine delle crypto potrebbe rimanere legata ai dati macro. A meno che le condizioni del lavoro non peggiorino o l’inflazione non diminuisca in modo più deciso, la Fed probabilmente manterrà la sua posizione invariata per buona parte del primo trimestre.
Questa posizione potrebbe continuare a esercitare pressione sugli asset rischiosi all’inizio del 2026.

