Perché ogni volta che prendo la decisione di cambiare, alla fine rimango solo a perdere tempo?

Qualsiasi cambiamento di grande entità, che cerca di essere completato tutto in una volta, attiva direttamente la risposta allo stress e i meccanismi di difesa del sistema psicologico.

Quando il ritmo di vita, i modelli comportamentali e la consapevolezza di sé vengono contemporaneamente sovvertiti, il cervello classifica questo cambiamento come uno stato ad alto rischio, generando automaticamente comportamenti di resistenza, tra cui procrastinazione, evitamento, fluttuazioni emotive e diminuzione della motivazione.

In questa situazione, un impegno intenso a breve termine non rappresenta un vero progresso, ma è un avanzamento forzato a costo di un grande consumo di risorse psicologiche.

Il risultato di solito si divide in due fasi:

La prima fase è mantenere a fatica

La seconda fase è l'esaurimento delle risorse psicologiche, portando a esaurimento, seguito da una negazione del cambiamento stesso, entrando in uno stato di stallo a lungo termine o addirittura di completo abbandono.

Questo non è un segno di debolezza di volontà, ma perché questo modo di cambiare viola i principi fondamentali del funzionamento del sistema psicologico:

Il sistema darà priorità al mantenimento della stabilità, e solo dopo consentirà aggiustamenti.

Il cambiamento realmente sostenibile non si basa su una determinazione intensa e una tantum, ma viene realizzato attraverso aggiustamenti graduali a bassa pressione, ripetibili e con rischi controllabili.

Quando ogni aggiustamento non è sufficiente a minacciare la stabilità del sistema, le difese psicologiche non vengono attivate, e i nuovi comportamenti hanno la possibilità di essere mantenuti, formando infine un nuovo stato di stabilità.