Gli Stati Uniti stanno affrontando intense critiche dopo un'improvvisa operazione militare in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores. Ordinata dal presidente Donald Trump, l'azione ha suscitato indignazione sia a livello nazionale che internazionale, con i critici che la definiscono un uso illegale della forza e un'escalation pericolosa della politica estera degli Stati Uniti.
L'operazione è stata condotta senza l'approvazione del congresso, sollevando immediatamente preoccupazioni costituzionali. I legislatori di entrambi i partiti hanno messo in discussione la legalità di lanciare un'azione militare in un paese sovrano senza un'autorizzazione chiara, avvertendo che stabilisce un precedente preoccupante per il potere esecutivo.
La reazione internazionale è stata immediata e severa. Diversi governi dell'America Latina e dell'Europa hanno condannato l'iniziativa come violazione del diritto internazionale e della sovranità nazionale. Cina e Russia hanno inoltre criticato gli Stati Uniti, sostenendo che l'operazione mina la stabilità globale e indebolisce le già fragili norme diplomatiche.
Trump ha difeso la decisione presentandola come un'azione di polizia legata a imputazioni di traffico di droga. Tuttavia, gli esperti legali sostengono che arrestare un capo di Stato straniero con forza militare attraversa una linea chiara nel diritto internazionale, specialmente senza l'approvazione delle Nazioni Unite.
Oltre alla legittimità, i critici affermano che l'operazione rivela motivazioni più profonde, puntando alle dichiarazioni pubbliche di Trump riguardo al coinvolgimento degli Stati Uniti nel settore petrolifero venezuelano. Per molti, questo rafforza le accuse da tempo presenti secondo cui le interventi americani sono guidati più da interessi economici che da democrazia o giustizia.
Mentre gli effetti si protraggono, l'operazione in Venezuela è diventata un punto focale nei dibattiti sul potere degli Stati Uniti, sulla responsabilità e sulle conseguenze di agire unilateralmente sulla scena globale.