Tutti ti lodano per la tua chiarezza di vita, solo tu, nelle ore notturne, sai bene: è più simile a una pena.
Questo dolore, in fondo, deriva da uno scontro tra "consapevolezza" e "livello energetico". Il tuo cervello ha già acceso la prospettiva divina, ha visto la follia e l'assurdità del mondo, ma il tuo corpo rimane intrappolato nelle piccole realtà quotidiane, incapace di muoversi. I vecchi illusioni si sono frantumati, ma l'ordine nuovo non è ancora stato costruito: sei sospeso nel vuoto immenso.
In questo momento, più rifletti, più ti senti disperato. Il coltello della tua mente, dono divino per fendere la vita terrena, ora non ha dove colpire e si ritrova a trafiggere solo te stesso.
Non recitare tutta la tua vita nella mente. Tocca la superficie ruvida di un albero, lava quel bicchiere macchiato di tè.
La cosiddetta "intelligenza eccessiva porta dolore" spesso perché devi ancora camminare nella palude, ma ti costringi a volare già ora.