L'accumulo segreto di Bitcoin del Venezuela: un mistero da 60 miliardi di dollari durante il crollo di Maduro
In un colpo di scena sorprendente, la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro dagli Stati Uniti il 3 gennaio 2026 ha riaccendere un acceso dibattito sulle presunte riserve segrete di Bitcoin del paese. I recenti rapporti di intelligence, evidenziati in un'indagine di Whale Hunting pubblicata il 3 gennaio, affermano che il Venezuela avrebbe accumulato oltre 600.000 BTC—valutati in circa 60 miliardi di dollari—attraverso schemi per eludere le sanzioni. Tra questi vi sono vendite nascoste di petrolio pagate in criptovalute, scambi oro-Bitcoin e operazioni di mining regolate dallo Stato, gravate da corruzione.

Fonti come Forbes e CryptoBriefing suggeriscono che il tesoro fosse gestito dall'alleato di Maduro, Alex Saab, che potrebbe ancora detenere le chiavi private. I registri ufficiali mostrano solo 240 BTC nel tesoro venezuelano, alimentando il dubbio. Gli analisti blockchain non trovano prove sul blockchain, definendolo una "riserva fantasma" creata per evitare le sanzioni statunitensi dal 2018.

L'arresto di Maduro, collegato a capi di traffico di droga, solleva interrogativi: gli Stati Uniti sequestreranno questi asset, aumentando così le proprie riserve di Bitcoin? Se bloccati in battaglie legali, il 3% dell'offerta di BTC potrebbe scomparire dalla circolazione, potenzialmente innalzando i prezzi. I mercati crittografici rimangono stabili, ma gli esperti avvertono di un'alta volatilità se le affermazioni fossero confermate. Questa storia evidenzia il ruolo del Bitcoin nella geopolitica, mescolando strategie di evasione con la sovranità digitale.
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