All'apparenza, il dato di inflazione dell'2,7% non avrebbe dovuto generare una reazione positiva sul mercato. Non è diminuito, non ha sorpreso e non ha segnato un cambiamento evidente. Tuttavia, i mercati non si muovono in base al numero stesso, ma in base a ciò che quel numero implica.
Quando l'inflazione si attesta in linea con le aspettative, il mercato la interpreta come stabilità. Non c'è stato un rialzo inaspettato che obblighi le banche centrali a irrigidire la propria posizione, né una sorpresa negativa che generi paura. In un contesto in cui l'inflazione smette di accelerare, il messaggio implicito è che la politica monetaria non ha bisogno di diventare più restrittiva.
Inoltre, il mercato guarda sempre al futuro. Un dato stabile rafforza la narrazione secondo cui l'inflazione è sotto controllo, anche se rimane elevata. Ciò riduce la probabilità di nuovi rialzi dei tassi e aumenta l'aspettativa di tagli futuri, spingendo gli asset a rischio come azioni e criptovalute. Non si tratta di ottimismo irrazionale, ma di anticipazione.
Un altro fattore chiave è il posizionamento precedente. Molti investitori erano coperti o posizionati in modo difensivo prima del dato. Non essendoci una sorpresa negativa, queste coperture vengono chiuse e il capitale ritorna sul mercato, generando rialzi rapidi che sembrano sproporzionati rispetto al titolo.