In un'escalation senza precedenti della guerra delle parole tra Teheran e Washington, il leader supremo iraniano, Ayatollah Ali Khamenei, ha attribuito al presidente americano Donald Trump la responsabilità di tutte le perdite e i danni legati alle recenti proteste in Iran, definendolo un criminale. Queste dichiarazioni, arrivate in concomitanza con un raro riconoscimento di enormi perdite umane, rivelano una nuova strategia iraniana per deviare la rabbia interna verso un presunto nemico esterno.
Riconoscimento raro e accusa diretta: Trump è colpevole di distruzione 💣
Nel suo discorso alla nazione, Khamenei ha riconosciuto la morte di migliaia di iraniani durante oltre due settimane di disordini, un riconoscimento che supera di gran lunga i numeri ufficiali precedenti ma che subito ha puntato il dito direttamente contro Trump, accusandolo di incoraggiare pubblicamente i manifestanti e promettendo loro supporto militare americano.
Noi consideriamo il presidente americano un criminale, a causa delle perdite e dei danni, e per le calunnie inflitte alla nazione iraniana. - Ali Khamenei
Questa accusa non è solo un discorso politico, ma è un tentativo di inquadrare gli eventi interni come una cospirazione esterna, giustificando così la repressione interna e dirottando la rabbia popolare dal regime verso Washington. Khamenei ha diviso i manifestanti in due categorie: agenti sostenuti da America e Israele, e giovani ingenui manipolati.
Risposta di Trump: chiamata a una nuova leadership e guerra personale ⚔️
Non ha tardato la risposta del presidente Trump, che ha descritto Khamenei come un uomo malato e ha chiesto una nuova leadership in Iran. Trump, che vede in Khamenei il vero colpevole, lo ha incolpato della completa distruzione del paese e dell'uso di violenza senza precedenti per reprimere il suo popolo.
L'accusa mossa all'altro parte la risposta strategica
Ali Khamenei Trump è un criminale e responsabile di migliaia di morti e danni materiali per il suo incitamento esterno. Strategia del capro espiatorio: dirottare la rabbia interna verso un presunto nemico esterno e giustificare la repressione.
Donald Trump Khamenei è un uomo malato e responsabile della completa distruzione del paese e della morte di migliaia per mantenere il potere. Strategia di incitamento alla rivolta: chiamata a una nuova leadership e minaccia velata di azione militare per aumentare la pressione sul regime.
Il vero pericolo risiede nelle conseguenze sul campo e legali di queste dichiarazioni:
Riconoscimento delle perdite: il riconoscimento da parte di Khamenei della morte di migliaia è un cambiamento nel discorso, ma mira a giustificare le misure dure adottate dal regime, incluso il taglio quasi totale di Internet (al 2% dei livelli normali)
Minaccia di esecuzioni di massa: con oltre 24.000 manifestanti arrestati, sono aumentate le preoccupazioni per l'esecuzione di sentenze di morte di massa. E nonostante le assicurazioni di Trump che non ci sono piani per esecuzioni, il procuratore generale di Teheran ha minacciato una risposta ferma, deterrente e rapida contro gli accusati.
L'impasse strategica: le minacce di Trump di azione militare arrivano in un momento in cui l'Iran sta affrontando proteste interne senza precedenti, rendendo il regime nella sua condizione strategica più debole. Khamenei ha promesso di perseguire i criminali internazionali (Trump) e i criminali locali con i metodi iraniani, aprendo la porta a scenari di escalation imprevedibili.
Sull'orlo del baratro 📉
Lo scontro tra Khamenei e Trump non è più solo un dissenso politico, ma si è trasformato in una sfida personale acuta, che pone la regione sull'orlo del baratro. Mentre il regime iraniano cerca di trasformare la sua crisi interna in un conflitto esterno, Trump preme con tutte le sue forze per porre fine al governo di Khamenei. La domanda ora non è sulla fine delle proteste, ma sulla fine della pazienza e se questa guerra di parole si trasformerà in azione militare che potrebbe rimodellare l'intera mappa del Medio Oriente.

