La settimana è iniziata con un'improvvisa scossa sui mercati globali.
Il Bitcoin è stato sottoposto a una forte pressione all'inizio della sessione, scendendo di quasi il 4% in meno di un'ora.
Il prezzo è sceso dalla regione di $95,500 a circa $91,900, innescando un'ondata di panico prima che gli acquirenti riuscissero a stabilizzare il BTC vicino a $92,800.
La velocità del movimento ha reso chiaro una cosa: non era tecnico, era la paura macro che colpiva tutto in una volta.
Mentre le criptovalute barcollavano, il capitale si è spostato bruscamente verso la sicurezza. L'oro e l'argento hanno aperto con forti gap in rialzo, stampando nuovi massimi record, mentre gli investitori si affrettavano a coprire l'incertezza.
Allo stesso tempo, i futures del Nasdaq sono scesi dell'1%, riflettendo un più ampio spostamento di rischio tra le attività tecnologiche e di crescita.
Il catalizzatore risiede nella geopolitica. Nuove avvertenze tariffarie dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump collegate alla disputa sulla Groenlandia hanno riacceso l'ansia per la guerra commerciale.
I rapporti suggeriscono che diversi paesi dell'UE stanno considerando dazi ritorsivi sulle esportazioni statunitensi per un valore di fino a €93 miliardi, sollevando paure di escalation piuttosto che di risoluzione.
Non era solo un'altra scossa criptovalutaria, era un promemoria che quando le tensioni politiche aumentano, i mercati si muovono rapidamente, la liquidità si sposta istantaneamente e la volatilità diventa inevitabile.
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