Negli ultimi 24 mesi, lo Yen giapponese è stato il più resiliente tra le principali valute, e quest'onda di svalutazione non si è indebolita nemmeno con l'ingresso nel 2026. La scorsa settimana, il USD/JPY ha superato il livello 159, raggiungendo un massimo non visto da luglio dello scorso anno.
Parlando del rimbalzo dello Yen, ci sono state alcune istanze. Durante l'impennata da luglio ad agosto 2024, lo Yen si è apprezzato fino a circa 140 rispetto al USD, principalmente a causa di una liquidazione improvvisa delle operazioni di arbitraggio in Yen, scatenando una copertura short in preda al panico. Successivamente, c'è stata un'altra diminuzione a 140, guidata dall'acquisto di beni rifugio e dalla massiccia vendita di attività in USD.
Nella prima metà di quest'anno, la situazione sembrava favorevole per lo Yen. I dati della Commodity Futures Trading Commission (CFTC) e del Chicago Mercantile Exchange (CME) hanno mostrato che le posizioni nette non commerciali dello Yen sono passate da nette corte a nette lunghe, raggiungendo persino un massimo storico ad aprile. Anche il sentiment degli investitori è cambiato: le opinioni ribassiste sullo Yen si sono indebolite e sono emersi sentimenti rialzisti. La logica dietro questo era chiara: la Federal Reserve avrebbe tagliato i tassi in modo significativo, la Banca del Giappone avrebbe continuato ad aumentare i tassi, e il governo giapponese poteva intervenire nel mercato valutario in qualsiasi momento.
Il problema è che, a partire dalla seconda metà, il copione si è invertito. Le politiche della Fed non sono così accomodanti come il mercato si aspettava. A settembre dello scorso anno, le aspettative erano per un taglio cumulativo dei tassi di 2,5 punti percentuali entro la fine del 2025. Ma cosa è successo? A causa della resilienza dell'economia statunitense e dell'inflazione persistente, la Fed ha tagliato i tassi solo di 1,75 punti percentuali. Guardando avanti, la situazione è ancora meno favorevole per lo Yen...