Panorama attuale (gennaio 2026)
L'ultima escalation è avvenuta il 17 gennaio 2026, quando il presidente Trump ha minacciato una nuova ondata di dazi legati al suo intento di acquisire la Groenlandia.
Nazioni mirate: La minaccia nomina specificamente otto paesi: Danimarca, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia e Norvegia.
La scala di escalation: * Un dazio del 10% su tutti i beni provenienti da queste nazioni è previsto per iniziare il 1 febbraio 2026.
Il tasso è destinato a salire al 25% il 1 giugno 2026, a meno che non venga raggiunto un accordo per il "completo e totale acquisto" della Groenlandia.
Un Effetto "Stacking": Queste nuove tariffe verrebbero probabilmente aggiunte sopra le tariffe di base esistenti, potenzialmente spingendo i dazi effettivi su molti prodotti europei nella fascia del 35%–40%.
Il Contesto del "Framework Agreement" del 2025
Prima della recente disputa sulla Groenlandia, le due potenze avevano raggiunto un enorme accordo commerciale nell'agosto 2025 volto a stabilizzare la relazione. I componenti chiave di quell'accordo includevano:
Soglia Tariffaria del 15%: La maggior parte delle esportazioni dell'UE verso gli Stati Uniti erano limitate a un tasso tariffario "tutto incluso" del 15%.
Esenzioni Strategiche: Prodotti come parti di aeromobili, farmaci generici e alcune risorse naturali sono stati riportati ai livelli pre-2025 (più bassi).
Impegni Energetici e Tecnologici: L'UE ha concordato di acquistare circa $750 miliardi in energia statunitense (GNL, petrolio e nucleare) nel corso di tre anni per sostituire le forniture russe.
Quote Metalliche: Tariffe elevate del 50% su acciaio e alluminio sono state sostituite con Quote Tariffarie (TRQ), consentendo a determinati volumi di metalli europei di entrare negli Stati Uniti a tassi più bassi.
Risposta Europea e Potenziale Ritorsione
L'UE sta attualmente valutando la propria risposta alle nuove minacce del 2026, bilanciando un desiderio di stabilità con la necessità di proteggere la propria sovranità.
Il "Trade Bazooka": L'UE ha formalmente considerato di attivare il suo Strumento Anti-Coercizione (ACI). Questo consente al blocco di rispondere con le proprie tariffe, restrizioni sui servizi (come banche e assicurazioni) e screening degli investimenti.
Liste di Ritorsione: I precedenti piani di emergenza includevano un elenco di beni statunitensi del valore di circa €93 miliardi destinati a controtariffe.
Stallo Diplomatico: Sebbene leader come il Cancelliere tedesco Friedrich Merz abbiano chiesto un dialogo, molti funzionari dell'UE hanno etichettato le recenti richieste come "coercizione economica", affermando che l'accordo commerciale del 2025 non può essere mantenuto sotto queste nuove minacce.
Stime dell'Impatto Economico
Gli analisti avvertono che un ritorno su larga scala a guerre commerciali "alla ritorsione" potrebbe avere conseguenze significative:
Impatto sul PIL: Gli economisti stimano che tariffe blanket sostenute del 10% potrebbero ridurre il PIL dell'Eurozona dello 0,2%–0,3%.
Pressione Inflazionistica: Sebbene l'impatto sull'inflazione dell'UE possa essere modesto (circa 0,1%–0,2%), l'incertezza è destinata a turbare i mercati finanziari e a deprimere gli investimenti.
Cambio della Catena di Fornitura: I produttori statunitensi che si affidano a componenti high-tech europei (soprattutto nei settori automobilistico e chimico) si troverebbero ad affrontare costi di input notevolmente aumentati.
Nota: La legalità di utilizzare il International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per queste tariffe è attualmente sotto revisione dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, con una decisione prevista entro luglio 2026 #TrumpTariffsOnEurope #WriteToEarnUpgrade
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