Una delle sfide più grandi che l’intero ecosistema crittografico deve affrontare è la privacy, dove l’utilizzo delle applicazioni non implica rendere pubblica in rete una parte importante dei nostri dati, in modo che chiunque possa vederli e analizzarli.
Le prove a conoscenza zero (ZKP) sono emerse come uno strumento prezioso in crittografia grazie alla loro capacità di dimostrare la conoscenza delle informazioni senza rivelarle, nonché di migliorare la scalabilità nel contesto degli zk-rollup.
Sebbene gli ZKP offrano vantaggi significativi in termini di privacy e scalabilità, devono affrontare limitazioni significative che ne limitano l’applicabilità in determinati scenari.
Innanzitutto, gli ZKP si affidano in genere a terze parti fidate per archiviare ed elaborare informazioni nascoste, il che limita la loro componibilità senza autorizzazione poiché altre applicazioni potrebbero dover accedere a tali dati off-chain. Questo approccio ricorda il cloud computing web2, dove è necessario introdurre un elemento di fiducia in un ambiente altrimenti decentralizzato.

In secondo luogo, la transizione di stato negli ZKP avviene tramite testo in chiaro, il che significa che gli utenti devono fidarsi di terze parti per gestire i loro dati non crittografati. Ciò solleva preoccupazioni circa la sicurezza e la privacy dei dati trattati, poiché la divulgazione di informazioni sensibili potrebbe quasi certamente essere sfruttata da soggetti malintenzionati.
Infine, gli ZKP potrebbero non essere adatti per applicazioni che richiedono la conoscenza di uno stato privato condiviso, per generare prove sullo stato privato locale.
Questo requisito è comune nei gruppi, come i gruppi AMM o i gruppi di prestito privati, dove le informazioni condivise sullo stato sono essenziali per convalidare efficacemente le transazioni.
Di fronte a queste limitazioni, la crittografia completamente omomorfica (FHE) emerge come un’alternativa promettente. FHE è uno schema di crittografia che consente di eseguire calcoli su dati crittografati senza la necessità di decrittografarli prima.
Ciò significa che gli utenti possono crittografare i propri dati e inviarli a terzi per l'elaborazione, senza compromettere la privacy delle informazioni.
Nel contesto delle applicazioni blockchain, FHE offre la possibilità di mantenere uno stato privato condiviso, che può essere fondamentale in scenari in cui la privacy è un problema.
Ad esempio, in un’AMM decentralizzata, l’FHE potrebbe essere utilizzato per nascondere informazioni sulle operazioni di scambio, mantenendo la privacy dell’utente e convalidando le transazioni on-chain.

Tuttavia, FHE presenta anche le proprie sfide, la più notevole delle quali è l'eccessiva intensità di calcolo, che può portare a una latenza significativa nell'esecuzione delle operazioni.
Inoltre, richiede un'attenta gestione per evitare la corruzione dei dati crittografati, cosa che può risultare difficile in determinati contesti.
Nonostante queste limitazioni, lo sviluppo di FHE è in corso e si prevede che la sua adozione aumenterà, poiché la combinazione di FHE con altre tecnologie (come il multi-party computing (MPC) e ZKP) può offrire soluzioni più complete per garantire la privacy nella blockchain applicazioni.



